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PASQUA NEL SALENTO
LA SETTIMANA SANTA

La nostra terra ricca di tradizioni e cultura millenaria, conserva ancora oggi molti riti e usanze che si rifanno ai tempi che furono. 
Nel Salento, la settimana Santa viene vissuta intensamente e con molta partecipazione da parte di tutti. Molte e importanti sono le processioni che vengono svolte in tutti i paesi salentini, dove oltre all'esposizione del Corpo di Cristo Morto, vi è dietro a piangerlo, l'immagine sacra della Madonna Addolorata. Da ricordare fra tutte la bella e suggestiva processione che si svolge a Gallipoli.
Nella maggior parte dei paesi del Salento i riti iniziano il lunedì e si protraggono fino al sabato, quando a mezzogiorno, il festoso scampanio annuncia la resurrezione di Cristo. Mentre la mattina del giovedì le campane sono mute e le funzioni religiose sono annunciate dal suono sordo delle "Trenule". Durante la giornata si preparano e si allestiscono i sepolcri. 
Una consuetudine ancora in molto in uso è di utilizzare nei sepolcri il così detto "piattu pe lu sibburcu", un piatto per il sepolcro, formato da grano germogliato al buio, riprendendo così un'antica tradizione che altro non è che la trasposizione del mito di Adone che moriva e rinasceva ogni anno. 
Molto suggestive e interessanti sono le processioni del venerdì santo che sono rappresentate nella maggior parte, se non in tutti, i paesi del nostro Salento.
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 Caratteristica è anche la processione del sabato mattina a Galatina per la grande partecipazione della gente che a migliaia si riversa nelle strade della cittadina. La processione è costituita da vari elementi fra i quali c'è da segnalare le varie confraternite, tutte con abiti di diverso colore e spesso incappucciati. Tra i vari personaggi da ricordare c'è sicuramente la "quaremma" che nella tradizione popolare è rappresentata da una vecchietta con la conocchia in mano ed un'arancia amara con sette penne infilzate. Questo fantoccio viene appeso al camino all'inizio della quaresima ed ogni settimana si sfila una penna dall'arancia, l'ultima penna viene sfilata a Pasqua, giorno in cui la quaremma si butta nel fuoco. In alcuni paesi del Salento, la si cosparge di liquido infiammabile, le si mette "na batteria in culu" (una serie di petardi nel didietro), e le si da fuoco facendola saltare in aria disintegrandosi, tra l'allegria di tutti. Mentre un'opera sicuramente tra le più conosciute è certamente il "malladrone". Opera custodita nella chiesa di San Francesco d'Assisi a Gallipoli
La statua lignea fu opera dello scultore Vespasiano Genuino. Persino il poeta Gabriele D'Annuzio, venuto a Gallipoli nel luglio 1895, fu colpito al punto che egli parlò dell'orrida bellezza del Misma nella sua "Beffa di Buccari". Si racconta che il malladrone ogni sera scendesse dalla croce e andava girando per le strade della cittadina, da qui il celebre detto "vai vestito come il malladrone di Gallipoli", quando si vuole schernire qualcuno mal vestito. 
Un altro personaggio molto conosciuto è il legionario romano che flagello il corpo di Cristo che è raffigurato con una statua in cartapesta, conosciuto nella tradizione popolare come "Pati Paticchia" dal greco "Pathos" (patire, soffrire). Questa statua una volta veniva esposta ai fedeli il giovedì santo all'interno della chiesa dell'Addolorata a Galatina, ma quell'esposizione fu vietata perché la gente che andava a visitare il sepolcro si scagliava contro la statua percotendola con pugni con aghi e con altri strumenti che creavano danni alla statua, volendo così punire indirettamente chi aveva fatto soffrire il Figlio di Dio.

 
Importante tradizione popolare era il così chiamato "Santu Lazaru" altro non era che una serie di serenate cantate in rima, che nei paesi della Grecia Salentina diveniva la Passione di Cristo in griko. Cantata per strada da dei cantastorie con sulle spalle un ramo d'ulivo benedetto la domenica che precede la Pasqua, la domenica delle Palme. Altra tradizione è che le palme benedette, simbolo di pace, venivano apposte nello spazio vuoto di un quadro posto dietro al letto matrimoniale oppure dietro la porta d'ingresso della casa, questo veniva fatto per tenere lontano le malattie. 

 

 
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