Guida e attrazione

Basilica di Sant’Agata a Gallipoli: cosa vedere nel cuore della città vecchia

Facciata barocca, grandi tele, altari in marmo e coro ligneo nel cuore della città vecchia di Gallipoli.

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Scopri la Basilica Concattedrale di Sant’Agata a Gallipoli: facciata barocca, dipinti, cappelle, coro ligneo e consigli per organizzare la visita.

Passeggiando tra i vicoli del centro storico di Gallipoli, la Basilica Concattedrale di Sant’Agata appare quasi all’improvviso lungo via Duomo. Lo spazio davanti alla chiesa è raccolto e non consente di osservarne subito l’intera facciata: bisogna allontanarsi quanto possibile, alzare lo sguardo e scoprirla poco per volta.

Costruita tra il 1629 e il 1696 su progetto dell’architetto gallipolino Giovan Bernardino Genuino, la basilica sostituì una precedente chiesa dedicata a San Giovanni Crisostomo. È uno dei monumenti più rappresentativi del Barocco gallipolino e uno dei luoghi religiosi più importanti della città. Nel 1946 ricevette da papa Pio XII il titolo di basilica pontificia minore.

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La facciata in carparo

La facciata è costruita in carparo, una pietra locale dal colore caldo che assume tonalità diverse con il cambiare della luce. La parte inferiore è più ordinata e solenne; quella superiore presenta un disegno più mosso, con volute, cornici, nicchie e decorazioni vegetali.

Al centro, sopra il portale, si trova Sant’Agata, patrona di Gallipoli. Nelle nicchie laterali sono raffigurati San Sebastiano e San Fausto, compatroni della città. Più in alto si trovano Santa Marina e Santa Teresa d’Avila, mentre il coronamento ospita i busti di Sant’Agostino e San Giovanni Crisostomo. Quest’ultimo ricorda l’antica dedicazione della chiesa precedente.

La facciata fu completata nel 1696, data ancora leggibile nella parte superiore. Un eventuale contributo di Giuseppe Zimbalo, protagonista del Barocco leccese, viene proposto da alcune fonti come ipotesi e non come attribuzione definitivamente documentata.

Come osservarla

Poiché via Duomo è stretta, conviene:

  • fermarsi nel punto più arretrato disponibile;
  • osservare prima la struttura complessiva;
  • avvicinarsi per riconoscere statue e nicchie;
  • guardare infine il finestrone centrale, le volute e il coronamento;
  • tornare davanti alla facciata dopo la visita interna, quando i santi raffigurati saranno più facili da riconoscere.

L’interno: una chiesa ricoperta di dipinti

Entrando, ciò che colpisce maggiormente è la quantità di tele che occupano pareti, coperture, transetto e presbiterio.

La basilica ha una pianta a croce latina, con tre navate divise da dodici colonne doriche. Altari, marmi policromi, cornici dorate e dipinti trasformano l’interno in una grande galleria di arte sacra. Le opere pittoriche conservate nella chiesa coprono complessivamente oltre 800 metri quadrati.

Non è necessario conoscere ogni dipinto per apprezzare la visita. È più utile concentrarsi su alcune opere principali e osservare come cambiano lo stile, la luce e il movimento delle figure.

Le opere da non perdere

I due Martìri di Sant’Agata

Uno degli aspetti più interessanti è il confronto tra le due grandi rappresentazioni del Martirio di Sant’Agata.

Nel transetto sinistro si trova la tela di Giovanni Andrea Coppola, pittore gallipolino del Seicento. La composizione è drammatica, ma mantiene un certo ordine e concentra l’attenzione sulla fermezza della santa.

Alzando lo sguardo verso la zona centrale della chiesa si incontra invece il monumentale martirio dipinto da Nicola Malinconico. Qui la scena diventa più affollata, luminosa e teatrale, secondo il gusto della pittura barocca napoletana.

Osservare le due opere una dopo l’altra permette di riconoscere due modi differenti di raccontare lo stesso episodio.

La Cacciata dei mercanti dal Tempio

Dopo essere entrati, conviene voltarsi verso la parete sopra il portale. Qui si trova la grande Cacciata dei mercanti dal Tempio di Nicola Malinconico, una composizione piena di movimento, gesti improvvisi e personaggi in fuga.

È una delle opere più facili da dimenticare, proprio perché si trova alle spalle del visitatore.

Le tele di Giovanni Andrea Coppola

Lungo gli altari laterali si incontrano diverse opere attribuite al pittore gallipolino, tra cui:

  • I miracoli di San Francesco di Paola;
  • L’Adorazione dei Magi;
  • Le Anime del Purgatorio;
  • San Giorgio;
  • L’Assunta.

In alcune tele le fonti locali segnalano possibili autoritratti dell’artista nascosti tra i personaggi. È una curiosità interessante da cercare, ma l’identificazione non deve essere considerata certa.

Sant’Agata e il legame con Gallipoli

Sant’Agata fu una giovane cristiana di Catania martirizzata nel III secolo. Nelle opere d’arte è spesso riconoscibile dalla palma del martirio, dalla corona, dalla tenaglia o dal vassoio che ricorda la tortura subita.

La devozione gallipolina è legata a una tradizione secondo la quale, nel 1126, una reliquia della santa sarebbe giunta sulla costa cittadina. Il racconto è parte della memoria religiosa locale e compare nelle decorazioni e nei dipinti della basilica.

La reliquia fu successivamente trasferita a Galatina, dove è conservata nella Basilica di Santa Caterina d’Alessandria. È opportuno leggere questo episodio distinguendo la tradizione devozionale dai fatti storicamente documentabili.

Altare maggiore, cappelle e coro

Nel presbiterio si trova l’altare maggiore in marmi policromi, generalmente riferito a Cosimo Fanzago, importante protagonista del Barocco napoletano.

Nel transetto meritano attenzione:

  • la Cappella del Santissimo Sacramento, ricca di marmi e dipinti;
  • la Cappella della Madonna del Soccorso, legata alla devozione mariana;
  • l’altare di San Sebastiano, che conserva il ricordo del rapporto tra il culto del compatrono e l’amministrazione cittadina.

Dietro l’altare maggiore si trova il coro ligneo, formato da 41 stalli intagliati in noce da Giorgio Aver. Per apprezzarne la lavorazione è meglio osservarlo lateralmente, soffermandosi sui motivi vegetali e sulla profondità degli intagli.

Un percorso semplice per la visita

Per non perdere gli elementi principali, si può seguire questo ordine:

  1. osservare la facciata dal punto più arretrato di via Duomo;
  2. entrare e fermarsi al centro della navata;
  3. voltarsi per vedere la Cacciata dei mercanti dal Tempio;
  4. percorrere lentamente gli altari laterali;
  5. confrontare i due Martìri di Sant’Agata;
  6. osservare le cappelle del transetto;
  7. concludere davanti all’altare maggiore e al coro ligneo.

Per una visita tranquilla sono indicativamente sufficienti 30-45 minuti. Chi desidera osservare con attenzione tutte le tele dovrà prevedere più tempo.

Consigli pratici

  • La basilica si trova in via Duomo, nel centro storico situato sull’isola.
  • Lo spazio davanti alla facciata è stretto: uno smartphone con obiettivo grandangolare può essere utile, ma può deformare le linee architettoniche.
  • La luce laterale del mattino o del tardo pomeriggio può mettere maggiormente in evidenza le decorazioni della pietra.
  • All’interno è preferibile iniziare dalla visione d’insieme e avvicinarsi alle singole opere solo successivamente.
  • Conviene portare con sé una piccola guida o conservare questa pagina sul telefono: le numerose tele non sono sempre facili da identificare al primo sguardo.
  • La chiesa è un luogo di culto attivo: occorre parlare a bassa voce, indossare un abbigliamento adeguato e non oltrepassare le aree riservate.
  • Durante celebrazioni, matrimoni o funzioni religiose la visita turistica può essere limitata.
  • Prima di partire è consigliabile verificare orari di apertura, celebrazioni, accessibilità, visite guidate e regole fotografiche attraverso i canali ufficiali della parrocchia o della Diocesi.

Perché visitarla

La Basilica di Sant’Agata mostra un volto di Gallipoli molto diverso da quello delle spiagge e della vita estiva. La facciata in pietra, le grandi tele, gli altari in marmo e il coro ligneo raccontano una città che tra Seicento e Settecento fu capace di dialogare con la cultura artistica salentina e napoletana.

Non è necessario essere esperti d’arte. Basta entrare senza fretta, voltarsi anche verso la controfacciata e ricordarsi di alzare spesso lo sguardo.

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